Ho letto sull’ultimo Left le conseguenze disastrose delle attuali guerre nel nostro “’Occidente” e non ricordo eventi di tale gravità nella mia intera vita. Dalle emissioni inquinanti che minacciano la desertificazione di interi campi coltivati, al veleno che respiriamo nell’aria delle nostre città, fino all’inquinamento di interi ecosistemi tra fiumi e mari per i bombardamenti di petroliere o di depositi di carburante. Per quanto potremo procedere nella costruzione e mercificazione delle armi, senza un inesorabile danneggiamento di noi esseri viventi?
Ovviamente il danno peggiore è nei confronti di morti e feriti di intere popolazioni già dai primi anni del 2020, quando ancora lavoravamo a livello diplomatico, in accordo con istituzioni internazionali, per la messa in pratica dei diritti di tutti.
Ma una grave compromissione è quella dovuta agli effetti che la guerra provoca nei sentimenti personali e negli affetti della gente, come in una cauta ma insostenibile depressione, che toglie vigore a qualsiasi piacere quotidiano.
Non si può tollerare ulteriormente tale stato, non si può rinunciare alla nostra attività creativa produttrice di bellezza e di civiltà. Dobbiamo reagire con coraggio e speditezza a soluzioni partecipative ma inermi per il benessere della nostra specie.
